La pittura di Alfredo Di Bacco

Susanna - olio su tela, cm80x100, 2016

Susanna – olio su tela, cm80x100, 2016

Grazie all’incessante esercizio della pittura, portato avanti per oltre trent’anni, Alfredo Di Bacco non tradisce la propria linea di ricerca, carica di valori estetici formali e una predilezione totalizzante per il figurativo.

All’origine c’è il lavoro fatto con il disegno a matita, che ha costituito per lui un vero e proprio esordio nella carriera artistica: privarsi dell’aiuto del colore è stata infatti una scelta dolorosa, quanto coraggiosa, che l’ha portato ad approfondire le potenzialità della composizione nel rispetto delle figure, dei volumi e, non da ultimo, della prospettiva. Questo primo momento formativo ha incontrato il gusto e gli ideali della Pittura Colta degli anni ’80, teorizzata dal critico Italo Mussa e messa in pratica da un gruppo di pittori, amanti del rigore estetico, che non disdegnavano contaminazioni surreali e metafisiche.

Ma le piazze dechirichiane sono ben altra cosa degli spazi eterni di Alfredo Di Bacco, così come risulta superato il concetto di manichino come oggetto immobile e freddo sostituto dell’uomo. I quadri dell’autore abruzzese pullulano di personaggi intenti nel compiere atti diversi, ma tutti in qualche modo collegati fra loro. E anche se quella che prende forma è un’iconografia fuori dal tempo, aiutata da spazi per lo più aperti e di difficile collocazione, l’elemento più urgente è proprio il qui e ora, ovvero la concretezza dell’azione. Questa è fatta di un forte simbolismo, che mette in discussione il ruolo dell’osservatore, offrendogli un ventaglio di mondi possibili, tra cui poter scegliere la propria interpretazione.

Dunque c’è ancora una volta un superamento della Metafisica, nel passaggio tra enigma insolubile e allusione al concetto, laddove l’arte non è più vista come pura speculazione, ma come portatrice di grandi significati. Certo Di Bacco non rende la vita facile al suo pubblico, le cui aspettative non sono mai disattese, né quando l’artista si serve dei toni promiscui del caravaggismo per rendere la scena il più oscura e ambigua possibile, né quando la rappresentazione sembra brillare sotto una luce nuova, come in tempi recenti.

Tutto il lavoro fatto con l’ultimo ciclo pittorico si è basato proprio sullo svelamento del racconto attraverso un uso sapiente dei colori caldi e una luminosità di grande lirismo. L’attenzione per un gusto raffinato e uno stile sincero annovera Alfredo Di Bacco tra i cultori della classicità, come dimostra anche il frequente riferimento alla mitologia (la scelta di Paride, le tre Grazie, i Giganti).

Quest’ultima è trattata come materia familiare, da cui attingere per arricchire i propri racconti fantastici e il proprio simbolismo. L’opera che può dimostrare appieno l’ideale artistico dell’illustre abruzzese è quella intitolata Gli Illuminati, un dipinto diviso a metà, che vede schierarsi uomini contro donne, pensiero contro azione, giustezza contro peccato. Da una parte ci sono il dotto, che col libro in testa custodisce la sapienza rivelata, e l’artigiano, che sa come usare l’ascia per costruire una casa; il loro sguardo si accanisce contro un’odierna Venere di Milo, priva di braccia e persino coperta da un velo di morte, che sembra dover espiare la colpa della sua bellezza e perfezione. La staticità della figura è vinta dal suo alter ego: una donna viva e vivace, che si contorce su se stessa, non riesce a districarsi e resta vittima della propria vanità (una mano al vestito leggero, l’altra annodata ai lunghi capelli).

È in opere come queste che l’estro creativo dimostra la sua grandezza, capace di contenere pensieri  consci e inconsci, ricordi reali e desideri di fantasia. Il percorso conduce al vero ritratto finale dell’artista; ogni quadro non è che uno dei tasselli di un puzzle, che un giorno ci diranno chi è Alfredo Di Bacco.

 

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• Testo critico di Chiara Strozzieri – Presentazione della Mostra “Mondi Svelati” – Archivio di Stato, Sezione di Sulmona (AQ) – 4-14 giugno 2013 •